«Liberiamo i sindaci» da una foresta di norme e burocrazia. Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell' Anci, parte dal caso di Malegno per spiegare come, spesso, le leggi dello Stato rendano «difficilissima» la vita agli amministratori locali.
Presidente, la burocrazia dello Stato uccide i Comuni?
«Lo Stato che, per venti giorni di ritardo nella rendicontazione, chiede indietro il 5 per mille destinato ai disabili è lo stesso che si dimentica di pagare l' Imu sugli immobili della Difesa e che, nonostante la sentenza della Cassazione, ancora non paga. Quando è lo Stato che deve saldare, se ne scorsa, quando è il Comune che deve inviargli un documento, spesso bisogna consegnarglielo cinquanta volte. Questa sovrapposizione di norme non tiene conto che quello che i sindaci fanno è nell' interesse dei cittadini, con l' obiettivo di permettere loro di raggiungere non dico la felicità ma una certa serenità».
Avverte un atteggiamento di sfiducia dello Stato centrale nei confronti delle articolazioni locali?
«È chiaro che alcune norme vengono fatte perché poi si possano effettuare dei controlli. Non voglio certo fare il sindacalista dei sindaci ma forse, sì, c' è poca fiducia verso chi la fiducia la va a prendere dai cittadini, facendosi eleggere».
ll caso del Comune di Malegno, nel bresciano, non è un' eccezione, dunque?
«Sa quanto tempo ci vuole a un Comune che voglia organizzare un concorso per assumere personale? Un anno solo per indirlo, perché si devono attivare sedici procedure amministrative, finite le quali può succedere di tornare alla casella della partenza. Come in un gioco dell' oca. Tutto questo rende la vita difficilissima ai sindaci. Sempre parlando di concorsi, non esistono più gli idonei (ovvero i candidati che hanno superato la selezione e possono subentrare in caso di rinuncia dei vincitori 'legittimi', ndr). Se io indico un concorso per 5 posti, questo significa che se, per vari motivi, uno, due o tre dei primi classificati alla fine non accettano il posto, siamo punto e a capo».
Siete prigionieri di un labirinto di norme?
«Qualche giorno fa mi è toccato leggere una norma secondo la quale sarà più facile sbloccare i cantieri in tutti i Comuni fuorché in quelli colpiti dal terremoto...
Va semplificata la vita ai sindaci e per questo abbiamo presentato la legge 'Liberiamo i sindaci': se toglie procedure inutili lo Stato risparmia anche dei soldi. Basti pensare che per tutti gli obblighi informativi e di comunicazione di atti allo Stato, ogni Comune deve tenere impegnato almeno un dipendente, un istruttore amministrativo, che costa 35mila euro all' anno. Solo snellendo queste comunicazioni risparmieremmo circa 280 milioni di euro, la metà della cifra dovuta ai Comuni».
Ecco, che notizie ci sono sui 564 milioni di tagli ai trasferimenti che dovrebbero restituirvi?
«Quelli non ce li stanno dando, nonostante ci sia una norma che dice che quel taglio (previsto dal dl 66 del 2014, ndr) non c' è più. Hanno restituito i fondi a città metropolitane e province, ma né nella manovra di bilancio 2019 né in quella 2020 troviamo i soldi dovuti ai Comuni. Il precedente governo ci ha detto: 'Fate ricorso'. Questo: 'Aspettate il ricorso'. Ci vorrà un annetto, ma lo vinceremo. Ma come sindaci che devono garantire servizi ai cittadini, noi non possiamo prendere tempo. Tornando al caso da cui siamo partiti: lo Stato sta togliendo fondi al Comune di Malegno, però vuole indietro i soldi del 5 per mille e, giustamente, il sindaco glieli dà in centesimi».
Tra pochi giorni ci sarà l' assemblea annuale dell' Anci: qual è il messaggio che lanciate al governo?
«Non chiediamo niente di particolare, solo i soldi che ci spettano. Se non ce li danno nemmeno quest' anno, si assumano la responsabilità di fare una norma per dire che il taglio ai trasferimenti continua. La responsabilità di essere costretti a ridurre i servizi non è nostra».
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