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Debito pubblico scende di 6,6 miliardi
16 Feb

Debito pubblico scende di 6,6 miliardi

Ancora una volta i Comuni contribuiscono alla riduzione del debito pubblico 

“Gli ultimi dati diffusi da Bankitalia mostrano ancora una volta il contributo fornito dai Comuni alla riduzione del debito pubblico: meno 6,6 miliardi di euro, a fronte di un aumento di 40 miliardi del debito delle Amministrazioni centrali. Si dimostra ulteriormente che negli ultimi anni la finanza pubblica ha utilizzato a piene mani le regole restrittive imposte ai Comuni senza innescare percorsi altrettanto stringenti sulle Amministrazioni centrali”. Lo afferma Guido Castelli, delegato ANCI alla Finanza locale.
“Il nuovo quadro determinato nel 2016 dall'abbandono del Patto di stabilità - aggiunge Castelli - deve ora essere consolidato con norme di regolazione adeguate e stabili, superando le irrazionali prescrizioni della legge 243, abbattendo le sanzioni irragionevoli sul Patto stesso e portando a soluzione i molti problemi ancora posti dalla nuova contabilità, lavorando per la determinazione di uno schema sostenibile e condiviso di perequazione delle risorse e operando per la concertazione di un nuovo assetto dei tributi locali”.
“I Comuni – conclude il delegato ANCI - non si sono mai tirati indietro nella sfida per l'efficienza e l'economicità dell'azione pubblica, ma senza una chiara inversione di tendenza non potranno svolgere il ruolo che compete loro nella ripresa degli investimenti pubblici e nella razionalizzazione della gestione dei servizi locali”.
Nello specifico, a fine 2015 il debito pubblico è cresciuto ancora di 33,9 miliardi, con un aumento dell'1,59% che l'ha portato ad attestarsi a quota 2169,9 miliardi di euro. Questa dinamica, fotografata dagli ultimi dati di Banca d'Italia, come detto è frutto però di due tendenze opposte: l'indebitamento della Pubblica amministrazione centrale è infatti cresciuto di 40,5 miliardi, mentre si è ridotto (di 100 milioni) quello degli enti previdenziali e soprattutto (di 6,6 miliardi; la flessione è quindi del 6,6% rispetto ai 99,9 miliardi di fine 2014) quello delle amministrazioni territoriali: a carico di quest'ultimo settore, che comprende anche le Regioni, restano 92,3 miliardi, il 4,2 per cento del totale.