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L’associazione fondiaria: strumento per contrastare il frazionamento fondiario e rilanciare l’agricoltura di montagna Francesco Pastorelli - Presidente ASFO Camino - ANCI Toscana

L’associazione fondiaria: strumento per contrastare il frazionamento fondiario e rilanciare l’agricoltura di montagna Francesco Pastorelli - Presidente ASFO Camino

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Le trasformazioni socio-economiche della società rurale montana avvenute nel corso del secolo scorso hanno portato ad un graduale abbandono delle attività agricole, con conseguente perdita di paesaggio culturale oltre che di produttività. Una delle cause principali dell’abbandono è stato il frazionamento fondiario.

Foreste e Boschi #sottobosco #ambiente #risorse #filieralegno #gestione

Il frazionamento fondiario comporta l’impossibilità di disporre di superfici aziendali minime, di stipulare contratti per la presenza di troppi proprietari, di poter effettuare una pianificazione a lungo termine.

Una possibile soluzione di questo problema passa per l’associazione fondiaria (di seguito Asfo). Da alcuni anni in alcune località montane piemontesi, prendendo spunto da iniziative sviluppate nelle Alpi francesi, sono nate le prime Asfo. Queste consentono di riunire sotto un’unica gestione i terreni di più proprietari (soci)  sostituendo una conduzione individuale della singola proprietà ad una collettiva a più ampio respiro indirizzando le pratiche gestionali secondo le vocazioni territoriali. Grazie al processo assai semplice di adesione da parte dei soci ed alle garanzie che vengono date circa il mantenimento della proprietà agli stessi, si sta rivelando uno strumento funzionale.

Tale strumento necessita di essere sostenuto mediante normative più chiare che tengano in considerazione l’attuale stato evolutivo del contesto montano. Se questo è un compito a cui è chiamata la politica (e qui va dato atto alla Regione Piemonte, prima in Italia, di essersi attivata emanando una legge che riconosce ed incentiva le Asfo, la L.R. 21/ 2016), perché le Asfo possano svilupparsi in maniera efficace è dovere dei  proprietari dei terreni agricoli di montagna abbandonati o prossimi all’abbandono cambiare atteggiamento, tralasciando la gestione particolaristica per passare (tornare) ad una gestione del bene collettivo.

Nella Frazione Carnino del Comune di Briga Alta (CN) dove si è costituita nel 2012 la prima Asfo delle Alpi italiane, si possono contare oltre 750 particelle catastali – da pochi metri quadrati delle più piccole a qualche migliaio per le più grandi -  per una superficie complessiva pari a circa 40 ettari! Inoltre, molte particelle presentano più intestatari, talvolta deceduti, emigrati o irreperibili.

Prima dell'abbandono, iniziato nel dopoguerra e completato nella seconda parte degli anni '90, l'utilizzo di questi terreni ha visto il passaggio graduale da coltivi a prati da sfalcio a pascoli. Ancora negli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso gran parte del territorio veniva sfalciato - anche manualmente - ed i covoni di fieno caratterizzavano il paesaggio.

La costituzione di un’Asfo diventa il presupposto iniziale per la ripresa dell’uso del territorio con i relativi benefici che ne derivano.

E´ fondamentale il mantenimento e dei prati e dei pascoli residui attraverso l’attività agro-pastorale. Mantenendone l’antico ruolo produttivo si aggiungono oggi una serie non secondaria di valenze ambientali, paesaggistiche e turistiche. La riqualificazione e la valorizzazione del paesaggio agro pastorale rientra tra le finalità delle Asfo costituendo uno dei principi cardine per l’adesione da parte dei singoli soci.

Rispetto ad una gestione da parte di un’impresa o di un consorzio di imprese che hanno principalmente priorità economiche, l’Asfo ha come obiettivo la gestione sostenibile del territorio dove l’aspetto economico è considerato di pari grado a quelli sociali ed ambientali.

Ultima modifica il Mercoledì, 26 Maggio 2021 08:21

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