Grazie ai boschi, l’ossigeno si libera nell’aria, l’anidride carbonica viene stoccata nei tronchi, nella lettiera e nel suolo forestale, si previene il dissesto idrogeologico, si cura il paesaggio, si creano spazi per turismo di qualità, ricreazione, benessere. Dal bosco gestito con responsabilità e pratiche sostenibili, si possono ricavare legno, frutti del sottobosco, erbe officinali, funghi, tartufi. La multifunzionalità delle foreste richiede pazienza, lungimiranza ed attenzione se si vuole accrescerne il valore nel tempo, dando vita, ove le condizioni lo consentano, a filiere lunghe di utilizzi durevoli e, a loro volta, sostenibili.
La governance delle foreste italiane è particolarmente complessa. Escludendo le foreste ricadenti in aree protette, sia nazionali sia regionali (il 30% circa delle foreste in Italia), sui boschi italiani si concentrano le responsabilità legislative ed amministrative di 3 Ministeri (Ambiente, Beni culturali, Politiche agricole) e di tutte le Regioni e Province autonome. In conseguenza dei singoli ordinamenti regionali e provinciali, alcune realtà vedono anche competenze forestali allocate presso Comunità montane o Unioni dei Comuni.
Il coordinamento tra le diverse politiche ed i livelli amministrativi è particolarmente complesso, poiché deve essere ricercato un equilibrio tra interessi diversi e a volte confliggenti. Secondo un recente parere del Consiglio di Stato (giugno 2020) il Testo unico delle foreste e filiere forestali (D.Lgs 34 del 2018), con i suoi 10 decreti attuativi, di cui 3 già pubblicati, 2 in corso di pubblicazione e 4 in avanzata fase di redazione, ha raggiunto il massimo livello possibile di equilibrio e contemperamento degli interessi contrapposti nel complesso quadro brevemente sopra delineato.
Oltre agli attori istituzionali, protagonisti molto attivi nel settore forestale sono i Ricercatori delle numerose Università che si occupano di foreste ed i liberi Professionisti che, con incarichi da enti pubblici e da privati, predispongono progetti ed assicurano la direzione lavori delle attività forestali. Principali attori della quotidianità forestale sono gli operatori forestali, singoli o riuniti in imprese, cui si chiede sempre più formazione mirata, rispetto delle regole dettate dalle leggi e regolamenti forestali e della sicurezza dei cantieri.
Protagonisti spesso muti, o a volte anche del tutto assenti, sono i proprietari forestali; con percentuali molto variabili da regione a regione, sono prevalentemente privati (in media il 60% a livello nazionale); il restante 40% si suddivide tra proprietà collettive e pubbliche, statali, regionali, comunali. Tra i proprietari privati, molto spesso figurano persone che nemmeno si ricordano di esserlo, avendo ricevuto in eredità terreni boscati a torto considerati senza valore. Lo spezzettamento delle proprietà che ne consegue spesso non consente scelte gestionali ad alcuno scopo, ma accresce solo l’abbandono.
Il Testo unico delle foreste suggerisce alle Regioni di attivarsi per favorire l’accorpamento di superfici, anche miste tra pubblico e privato e con semplici unioni di scopo, per raggiungere spazi adeguati a sostenere una corretta pianificazione di interventi, comprendente cure colturali, miglioramenti, prevenzione selvicolturale degli incendi e dei dissesti e, nelle aree vocate, utilizzazioni dei prodotti del bosco. Anche reti di impresa che colleghino le operazioni in bosco con utilizzazioni dei prodotti per articolate e lunghe catene di valorizzazione delle produzioni, con riuso e riciclo cui i prodotti forestali si prestano in misura straordinaria, sono azioni raccomandate dal Testo unico delle foreste, in armonia con i trattati internazionali e le previsioni comunitarie.
Al centro di tutti i processi virtuosi ci sono i Sindaci, in particolare nei Comuni collinari e montani. Perché i Sindaci al centro delle politiche e delle iniziative in campo forestale? Perché sono vicini e conoscono i territori, perché sono gli animatori principali delle comunità che rappresentano, perché possono essere i promotori dell’associazionismo locale che, dove si crea e si radica, garantisce effetti moltiplicatori straordinari. Molta sensibilità si è accresciuta negli anni e sono tante le iniziative locali che possono essere divulgate più ampiamente e prese da spunto per analoghe azioni adattate al proprio territorio.
Serve anche, a mio giudizio, una intensa attività che solo i Sindaci riuniti possono avviare. Servono iniziative forti per rappresentare alle città ed a chi le abita che la montagna e la collina non sono solo svago, ma hanno bisogno di attenzione nell’interesse di tutti. Ai cittadini va chiarito, dati alla mano, che investire in montagna fa bene anche alla pianura ed alle città, che insieme possono formare una rete a beneficio dell’intero territorio di cui si interessano.
Perché insieme si può essere più forti nel chiedere meno vincoli e più opportunità concrete di sviluppo intelligente e sostenibile, per le foreste e la montagna, binomio inscindibile per il nostro Paese.