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Presidio del territorio - Federico Preti - Università degli Studi di Firenze - DAGRI - ANCI Toscana

Presidio del territorio - Federico Preti - Università degli Studi di Firenze - DAGRI

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In passato il presidio del territorio era garantito da chi viveva in montagna ed in collina e viveva delle risorse territoriali: la “difesa del suolo” diffusa era affidata alla loro cura capillare e continua.

In passato il presidio del territorio era garantito da chi viveva in montagna ed in collina e viveva delle risorse territoriali: la “difesa del suolo” diffusa era affidata alla loro cura capillare e continua.

A supporto di essa si ricorreva alle Sistemazioni Idraulico-Forestali, ovvero a opere, intensive ed estensive, per eliminare le cause o contrastare gli effetti di rischio idrogeologico (fenomeni alluvionali, processi erosivi e franosi, colate detritiche e fangose, distacco di massi e cadute di valanghe), che avvengono nei bacini torrentizi (collinari e montani) antropizzati, creando, le condizioni per il ritorno della vegetazione, chiudendo il ciclo ricostruttivo degli equilibri naturali distrutti o alterati (Puglisi, 2003). Oggi si parla di Ingegneria Naturalistica (opere realizzate utilizzando piante vive come materiale da costruzione ed altri materiali reperibili in loco, in genere per la realizzazione di sistemazioni a difesa del territorio) o di Nature Based Solutions, secondo la filosofia: la vegetazione induce stabilità e la stabilità produce vegetazione.

I classici criteri da adottare per le Sistemazioni Idraulico-Forestali sono i seguenti: Integralità (bilanciamento tra provvedimenti intensivi ed estensivi, unitarietà del bacino, unitarietà sistema alveo–versante), Gradualità (programmare gli interventi, non esistendo una sistemazione finale, e concepire in modo dinamico l’intervento) e Continuità (presidio nel tempo del bacino, manutenzione e monitoraggio delle opere, presidio del territorio, da considerarsi l’opera pubblica più necessaria e urgente per il nostro paese, tenuto conto anche che la manutenzione del territorio ordinaria conviene rispetto a quella straordinaria, ex post in emergenza, in termini economici ed occupazionali)

A titolo di esempio, da nostri studi risulta che in Toscana si abbiano ben oltre 10.000 briglie con densità in Casentino e Mugello di 1,5 opere per km2). Fin dal momento della progettazione preliminare di opere dovrebbe essere tenuta in considerazione la “massima applicabilità dell’Ingegneria Naturalistica” e, solo qualora il progetto non possa, per motivi tecnici farvi ricorso, una relazione specifica dovrà sostanziare dettagliatamente le motivazioni tecniche ostative (art. 3 BURC speciale 19 agosto 2002 Regione Campania).

Il recente decreto legislativo n. 34 del 2018 recante il Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali disciplina, fra l’altro, gli interventi e le opere di Sistemazione Idraulico–Forestale di carattere sia intensivo sia estensivo, riconoscendone la funzione di miglioramento dell’efficienza funzionale dei bacini idrografici. Fra le opere estensive rientrano tipicamente gli imboschimenti, i rimboschimenti e, in genere, quelle prodotte dalle attività di gestione forestale. Anche la Legge forestale della Toscana (L.R. n. 39/2000), comunque ribadisce il valore sistematorio del bosco Hofmann e Preti, 2019).

I boschi rappresentano un elemento significativo e peculiare dei territori montani anche in termini di superficie (35% del territorio nazionale) e circa il 40% delle foreste svolge funzione di protezione primaria diretta e indiretta (Iovino, 2017). L’Inventario forestale nazionale ha messo in luce, sia nell’edizione del 1985 sia in quella più recente del 2005, che il patrimonio forestale italiano è in fase di netta espansione. A livello nazionale il 65% circa della superficie forestale si riscontra a quota superiore a 500 metri. L’87% circa della macro-categoria bosco è sottoposto a vincolo idrogeologico, ai sensi del R.D.L. n. 3267/1923, mentre il 23% è interessato da fenomeni di dissesto, di cui il 3,3% da frane e smottamenti.

La funzione protettiva dei boschi è costituita da: riduzione del deflusso superficiale, che rappresenta la componente principale delle portate di piena e, soprattutto, della frequenza di eventi calamitosi (aumento dei tempi di corrivazione e, quindi, della capacità di laminazione delle piene da parte dei bacini); diminuzione del tasso di erosione superficiale dei suoli e del rischio di frane superficiali con trasporto solido associato; miglioramento della qualità dell’acqua, etc.

Gli effetti della vegetazione arborea sulle piene sono più significativi per i bacini, caratterizzati da maggiore frazione di copertura boscata e più pendenti (tempi di corrivazione dell’ordine di un’ora) con riduzione del picco di piena fino al 30%, mentre si riducono per quelli di centinaia di km2 con perdite per intercettazione meno importanti (Puglisi, 1996; Iovino et al., 2009; Preti, 2011; Bathurst et al., 2021).

La distruzione del bosco (tagli, malattie, incendi, etc.) o il sovra-sfruttamento provoca modifiche all’intercettazione e all’ingresso dell’acqua che aumentano lo scorrimento superficiale e generano fenomeni erosivi.

Il sistema radicale rinforza in termini geo-meccanici il suolo esplorato riducendo il rischio di frane superficiali. Le fustaie di conifere o i cedui e le fustaie di latifoglie invecchiati senza più capacità pollonifera, se sottoposti a taglio, subiscono la degradazione degli apparati radicali e quindi, dopo un primo periodo positivo per l’alleggerimento del sovraccarico epigeo, passano ad una condizioni di maggiore instabilità di versante rispetto a quella di partenza (Piussi e Puglisi, 2012; Preti et al., 2013, Arnone et al., 2017)

L’intervento prioritario per prevenire o rimediare dei rischio idrogeologico oggi non è tanto o non è solo il rimboschimento, ma la cura, il miglioramento, la ristrutturazione del bosco già esistente, in particolar modo nei paesi con alto o soddisfacente indice forestale (Hofmann e Preti, 2019)

Una gestione dei boschi finalizzata al loro ruolo di protezione dovrà avere effetti sul controllo del rischio idrogeologico: erosione idrica, dissesti gravitativi superficiali - colate di detrito, frane per erosione al piede -, produzione/trattenuta di detriti legnosi e massi, deflussi di piena, schianti e ribaltamenti da vento, etc.

Inoltre, diventa importante, per le dimensioni che il fenomeno ha assunto negli ultimi decenni, valutare l’impatto degli incendi boschivi e della fauna selvatica.

L’entità della superficie boscata di un bacino e lo stato di efficienza dei boschi esprimono il livello di efficacia sulla conservazione del suolo. Tanto più le condizioni strutturali dei boschi sono efficienti e l’incidenza in termini di superficie nel contesto del bacino idrografico è elevata, maggiore risulta l’influenza positiva sul controllo dei processi idrologici di versante e, conseguentemente, sull’erosione dei suoli (Iovino et al. 2009).

La struttura di un soprassuolo disetaneo, quale si riscontra nel ceduo a sterzo e nella fustaia da dirado, assicura – soprattutto in quest’ultima - un’azione di protezione del terreno e di positiva regolamentazione del ciclo dell’acqua di maggior efficacia rispetto al soprassuolo coetaneo dato da un ceduo semplice o da una fustaia soggetta a taglio raso, che provocano una periodica e totale scopertura del suolo.

Nonostante il rispetto di tutte le prescrizioni dei regolamenti forestali, l’autorizzazione al taglio potrebbe portare in certi casi ad una sostanziale modifica del regime idrologico a scala di bacino idrografico. Infatti, pur mantenendo il rispetto delle estensioni massime di tagliate contigue, interrompendo le stesse nel rispetto delle distanze minime imposte dai regolamenti forestali, potrebbe accadere che la superficie boscata all’interno di un piccolo bacino idrografico subisca delle riduzioni anche consistenti, seppur effettive solo per alcuni anni, fino alla ricostituzione del soprassuolo utilizzato. È necessario dunque disporre di uno strumento per la determinazione della superficie massima tagliabile che non provochi aumento di rischio idraulico-idrogeologico di un dato bacino idrografico.

Un altro problema di carattere gestionale è la manutenzione degli impluvi e dei tratti montani dei torrenti. La pratica attuale è spesso indirizzata alla rimozione delle piante in alveo finalizzata soprattutto alla riduzione del materiale fluitabile in caso di piena (la riduzione della resistenza al moto in termini di scabrezza è di maggior interesse per le aste fluviali vallive). A tale scopo, gli interventi sono effettuati nei corsi d’acqua di valle ma anche di monte, con gli stessi criteri di “pulizia”, ma con costi nettamente superiori dettati dalla scarsa accessibilità degli alvei. Tali interventi si fermano però alla base dei versanti, non risalendo anche gli impluvi di primo ordine, spesso asciutti per gran parte dell’anno e ben vegetati. Questo comporta che nei tratti ai piedi dei versanti si vada ad accelerare la corrente, incrementando lo scavo ed il trasporto di materiale che, in assenza di ostacoli naturali, può raggiungere agevolmente le opere antropiche situate più a valle. Tale materiale (spesso proveniente dai tratti ancora più a monte, non gestiti) potrebbe mobilizzarsi sotto forma di colata di detrito lapideo e legnoso in caso di eventi di pioggia intensi e creare danni a valle trasferendosi lungo alvei sgombri, privi di ostacoli fino ai centri abitati. Una gestione del genere può risultare in certi casi aggravante del rischio a valle, sia per un aumento del trasporto solido, sia per la riduzione dei tempi di corrivazione, con conseguente innalzamento dei picchi di piena.

Nei terrazzamenti, presenti in molti rimboschimenti e castagneti, l’assenza di manutenzione ed il crollo dei muri di sostegno possono dar inizio ad un fenomeno erosivo o a frane, così come il crollo di piante stramature.

Le Sistemazioni Idraulico-Forestali, come già ricordato, con la stabilizzazione di sponde e versanti, consentono il ritorno della vegetazione o ricorrono ad essa (interventi estensivi e di ingegneria naturalistica) per raggiungere tale stabilizzazione.

I progressi compiuti nella specializzazione ed innovazione delle opere di Sistemazioni Idraulico-Forestale e nella teoria e pratica Selvicolturale ne consentono l’integrazione funzionale ed il raccordo organico con gli interventi di natura idraulica, in tal modo fornendo indicazioni fondamentali per la pianificazione territoriale (Puglisi, 1996).

La necessità di approfondire le conoscenze nel campo della pianificazione e del governo del territorio sta emergendo con forza in conseguenza della crescente complessità delle interazioni tra attività antropiche e ambiente naturale tale da richiedere approcci, strumenti e competenze sempre più adeguati nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.

Ed è in tale direzione che già si collocava il progetto PAST – Presidio Ambientale e Socio-economico del Territorio, con l’obiettivo di analizzare e proporre uno schema integrato di gestione del territorio, di seguito indicato solitamente come “modello”, con specifico riferimento alle problematiche derivanti dall’interazione tra dissesto idrogeologico, salvaguardia ambientale e sviluppo socio-economico (Preti, 2002).

Le azioni di presidio del territorio per il mantenimento ed recupero di siti, quali prati-pascoli o terrazzamenti, possono favorire anche la fornitura di servizi ecosistemici (SE) di regolazione come, ad esempio, la capacità di drenaggio/infiltrazione efficace, l'impollinazione e la fornitura di habitat, con effetti positivi sulla qualità dei prodotti e sul mantenimento di un paesaggio culturale e storico che può stimolare un turismo sostenibile. La valutazione biofisica di questi SE permette un bilancio ecologico-economico a tutela del capitale naturale, valorizzando le attività sostenibili.

Ad esempio, i benefici della conservazione e del restauro dei terrazzamenti sono anche idrogeologici, oltre che agronomici, storico-culturali e paesaggistici (Preti, 2020).

È ormai ben noto che, in assenza di manutenzione o abbandono dei terrazzamenti, si osserva un degrado ed uno spanciamento progressivo di muri storici, fino al dissesto o al crollo degli stessi.

Una delle principali cause di degrado dei sistemi terrazzati (siano essi sorretti da ciglionamenti o muretti a secco) è legata alla concentrazione delle acque meteoriche dovuta ad una errata o assente regimazione che provoca sui manufatti sia spinta da tergo (per accumulo idrostatico, oltre che delle terre) sia erosione concentrata, il che richiede metodologie, monitoraggi e sperimentazioni finalizzati all’analisi preventiva ed alla progettazione di interventi per il mantenimento ed il ripristino di sistemi terrazzati. I manufatti sono resi instabili a seguito di abbandono, anche per eventi non eccezionali (infiltrazioni localizzate, vie preferenziali, intasamento drenaggio retrostante) da analizzare a scala di versante e ripiano, “progettando” una corretta regimazione idrica. Ii benefici della manutenzione e del restauro dei terrazzamenti sono anche idrogeologici, oltre che agronomici, storico-culturali e paesaggistici (da valorizzare in etichetta insieme ai mancati costi a valle per manutenzione ordinaria e straordinaria). Le dinamiche termiche sui terrazzamenti sono da relazionare con la qualità dell’uva e del vino o dell’olio (in bottiglia ed etichetta).

Ultima modifica il Venerdì, 30 Luglio 2021 15:43

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