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Aree montane e nuovo modello di sviluppo - a cura di Sabrina Iommi, IRPET - ANCI Toscana

Aree montane e nuovo modello di sviluppo - a cura di Sabrina Iommi, IRPET

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Spopolamento, invecchiamento, caduta della natalità e declino demografico sono stati a lungo il problema principale delle aree montane e delle aree periferiche più in generale, conseguenza del passaggio ad un diverso modello di sviluppo, quello industriale prima e terziario successivamente, che ha trovato nelle aree pianeggianti meglio infrastrutturate i luoghi più adatti alla concentrazione di attività produttive e popolazione (distretti e città).

La novità più recente sta nel fatto che la questione demografica interessa oggi la generalità dei territori regionali, con la sola parziale eccezione delle aree suburbane. Si tratta di un fenomeno comune ai paesi a sviluppo maturo, ma che trova in Italia una particolare intensità, con picchi preoccupanti in alcune aree (in particolare il Sud). Tornando alla Toscana, per la prima volta dal dopoguerra, nel 2015 la popolazione complessiva ha iniziato a diminuire. Nel triennio 2016-19 la regione ha perso l’1% della popolazione, con risultati lievemente peggiori per le aree montane, le più periferiche e i comuni più piccoli (Tabella1). In uno scenario al 2051 si stima un’ulteriore contrazione, pari al -11% della popolazione regionale.

Si tratta dunque di un problema generalizzato, che comporta la progressiva riduzione della forza lavoro e che pertanto deve essere affrontato sia con politiche di lungo periodo (sostegni alla natalità e alla genitorialità), che con interventi ad effetto più immediato (programmazione dei flussi migratori e politiche di integrazione).

In questa fase storica dello sviluppo, anche le aree montane, rurali e periferiche possono giocare un ruolo di rilievo, offrendo opportunità di insediamento (accesso alla casa, ricomposizione fondiaria) e lavoro in alcuni settori specifici (silvicoltura, agricoltura, manifattura, servizi alla persona).

Una volta superata l’emergenza sanitaria, che ha avuto impatti pesanti anche sulle aree montane, in particolare su quelle fortemente turistiche (Grafico 2), il nuovo modello di sviluppo, orientato alla sostenibilità ambientale, al riequilibrio territoriale e sociale e all’uso intenso delle nuove tecnologie (il Green Deal europeo, integrato poi nel Next Generation- Recovery Plan) apre senza dubbio nuove opportunità per le aree periferiche.

Tali aree, infatti, a fronte di investimenti massicci sulle nuove tecnologie di comunicazione (sia in termini di infrastrutture fisiche, che di nuovi servizi erogati on line, come telemedicina, e-commerce, smart-working, ecc.) potrebbero ridurre lo svantaggio dovuto a perifericità e morfologia e beneficiare invece delle loro peculiarità quali assenza di congestione, costi di insediamento più bassi, presenza di alcune specializzazioni produttive (fonti energetiche rinnovabili, produzioni agro-alimentari, manifattura, patrimonio culturale).

A questo scopo, l’esperienza della SNAI (Strategia Nazionale per le Aree Interne), basata su individuazione di pochi macro-obiettivi, collaborazione intercomunale e promozione dell’innovazione, fornisce anche un metodo di lavoro affidabile.    

Tabella 1. Dinamica demografica per tipo di area. 2016-2019

Tabella 1

 

Grafico 2. Occupazione persa nel periodo marzo-settembre 2020 su 2019. Aree montane. Var. %

 Grafico 2

Ultima modifica il Lunedì, 01 Marzo 2021 11:15

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