Da allora le critiche si sono evolute in proposte portando il mondo della ricerca ad elaborare indicatori di sviluppo che tenessero in considerazione il ruolo del Capitale Naturale (CN) e dei Servizi Ecosistemici (SE).
Riprendendo la definizione ufficiale fornita dal MEA nel 2005, i SE sono “benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano” e possono ricadere in tre macro-classi: Approvvigionamento (cibo, acqua), Regolazione (mitigazione del cambiamento climatico) e Culturali (turismo, attività ricreative). In Italia i 2/3 dei SE a livello nazionale provengono dalle Aree Interne, dove però se ne utilizzano circa 1/5, mentre per la restante quota i beneficiari sono le Aree Urbane e i Sistemi Metropolitani. La separazione, ambientale, economica e territoriale tra aree urbane e interne si traduce quindi in uno squilibrio, mentre ragionando in termini di Socio-Ecological System (SES) è possibile analizzare il sistema di relazioni con cui le diverse forme di Capitale – naturale ed economico – interagiscono offrendo prospettive di governance.
Un approccio di governance emerso negli ultimi anni è quello dei PES, con cui si definiscono le transazioni che avvengono fra beneficiari e fornitori di un servizio ecosistemico. Muradian et al. (2010), focalizzandosi sul ruolo dei SE come commons e sulla capacità dei PES di internalizzare le esternalità ambientali, li definiscono come: “un trasferimento di risorse tra attori sociali, allo scopo di creare degli incentivi per far coincidere decisioni individuali e collettive di uso del suolo con l’interesse della società nella gestione delle risorse naturali”.
In Italia la governance basata sui PES ha trovato applicazione nel Progetto Life+ Making Good Natura, sviluppato in 21 siti Natura 2000. Per ogni area si sono considerati 2-3 SE, proponendo 42 PES, di cui: 15 “conclusi e firmati”, 14 “definiti ma non firmati” e 13 “solo identificati”. In generale i risultati ottenuti mostrano che nei 21 siti si è assistito ad un miglioramento dell’efficienza gestionale intorno al 14%. Il valore totale dei SE nei 21 siti corrisponde a 220.332 mln €. Il SE “sequestro di carbonio” ammonta a circa 27 mln € e per ogni ha di superficie protetta il beneficio è pari a circa 15.000€.
I risultati evidenziano la certezza che questi schemi sono attuabili nel contesto nazionale e aumentano la consapevolezza delle comunità locali, attivando flussi finanziari a livello territoriale. Valutare i SE è di grande aiuto per i decision makers per supportare scelte strategiche, introducendo issues ambientali all’interno di analisi C/B e per la definizione di schemi innovativi di finanziamento per la gestione sostenibile del proprio territorio.
Nel prossimi anni sarà necessario aumentare la produzione tecnico-scientifica italiana intorno ai PES, focalizzandosi soprattutto sulla creazione di Protocolli, guide tecniche e applicative, da fornire come supporto tecnico ai decision makers per diffondere questi strumenti di mercato nel contesto nazionale e per predisporre adeguate campagne di informazione nei confronti della cittadinanza.
Robert F. Kennedy, “Discorso all’Università del Kansas” 18 Marzo 1968
Marino et al. (2017), “I pagamenti dei servizi ecosistemici in italia dalla sperimentazione all'applicazione attraverso il progetto life+”. CURSA (pas)SAGGI, anno 3 - numero 8 -maggio/luglio - 2017 ISSN 2284-4376
Box di approfondimento
L. 221/15 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” rappresenta un importante passo in avanti a livello nazionale. In particolare, gli art. 67 e 70 prevedono alcune novità. L'art. 67 istituisce presso il MATTM il Comitato per il Capitale Naturale con l’obiettivo di fornire annualmente un Rapporto sullo stato del CN nel Paese. Deve inoltre promuovere l’adozione, da parte degli Enti Locali, di sistemi di Contabilità Ambientale e Bilanci Ambientali. L'art. 70 impegna il Governo ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, uno o più D.lgs. per introdurre il Sistema PSEA. Questo può e deve avere come beneficiari finali i comuni, le aree protette, le fondazioni di bacino montano e le organizzazioni di gestione collettiva dei beni comuni.
D.lgs. 34/18 “Testo unico in materia di foreste e filiere forestali” sottolinea il ruolo che devono svolgere le Regioni nella promozione di sistemi PES derivanti da attività forestali e dalla loro gestione sostenibile, fornendo informazioni utili alla comprensione di questi strumenti ai destinatari diretti e indiretti. Ribadisce inoltre i principi generali di: volontarietà; addizionalità e permanenza di questi strumenti.