Oggi partecipiamo ad un incontro che ci unisce nello sforzo di trovare risposte di elevata valenza per il futuro della MONTAGNA. Se trasferiamo in un unicum la montagna, la collina, le aree interne raggiungiamo oltre il 70% del territorio della Toscana il quale ha una componente comune e diffusa: la presenza del bosco. Sono circa 1.100.000 ettari!
Pongo alcune domande e risposte come interlocuzione al dialogo. Possono apparire banali, ma non lo sono!
Cosa è un bosco? Come e quanto lo conosciamo?
Il bosco è l’ecosistema terrestre caratterizzato dalla più elevata complessità e diversità, scrigno di informazione genetica, dominato dagli alberi, organismi driver di lunga vita e dimensioni ancorati ad un sub-sistema interconnesso, il suolo, che è ancora assai ignoto con alta fragilità e lentissima capacità di ricostruzione. Lo studio dei processi a livello di ecosistema è molto difficile ed impegnativo: non possiamo trasferire il bosco in laboratorio. I risultati si hanno dopo anni, spesso secoli!
Cosa fornisce il bosco?
Beni e servigi di amplissima portata per la sopravvivenza dell’intera umanità. Poiché sono numerosi non possono congiuntamente manifestare la loro massima capacità espressiva, ma nello stesso tempo rappresentano un bene comune che deve essere tutelato e gestito in un contesto di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Ciò comporta l’obbligo di mantenere ad alti livelli la cultura del suo uso attraverso la selvicoltura che rappresenta la scienza impegnata nell’individuazione del più armonioso compromesso tra uso (beni e servigi) e conservazione della sua funzionalità.
L’uomo si è arricchito nella comprensione del ruolo della foresta. Nel passato quasi tutto ciò che serviva: la città e la casa, il carro, l’aratro, la nave, il barile era realizzato con il legno. Ma nel bosco era riposta anche la spiritualità in quanto regno delle forze del bene e del male, dei simboli di fertilità e di morte, luogo sacro sede di oracoli ed incantesimi.
In effetti i rapporti uomo/foresta sono stati e lo sono ancora oggi, molto contrastanti. Da una parte restiamo affascinati dalla quantità e qualità dei benefici e dei servigi che la foresta fornisce dall’altra non esitiamo, a livello globale ad eliminarla; la frammentiamo, la modifichiamo e non solo perché il legno è bene tutt’ora insostituibile. Prelievi necessari, ma comunque in competizione con la massima potenzialità produttiva dell’ecosistema stesso.
Stiamo vivendo una situazione generale tragica di immenso disagio e preoccupazione. Gli eventi naturali estremi congiunti o concausa degli effetti delle componenti climatiche, di cui l’attività umana ne è corresponsabile, ci dimostrano quanto sia fragile il nostro territorio e quanto si dovrebbe operare con azioni di verifica, previsione e manutenzione.
E’ diffuso oggi l’invito a piantare più alberi per incrementare il verde pubblico e la superficie forestale: massima condivisione. Dispiace che non venga mai citato che il successo dell’intervento è determinato da quando, dove e come si realizza l’impianto e da come si opera nei successivi trent’anni (ma spesso ne occorrono di più!).
Nel recente passato l’Accademia è stata impegnata nello sviluppo di una ricerca sulla Valorizzazione del patrimonio agricolo forestale della Regione Toscana che ha messo in evidenza quanto sia importante il ruolo svolto da coloro che operano nell’ambiente montano e delle aree interne. E’ un ruolo che arricchisce gli aspetti economico-produttivi associandoli a quelli di presidio nella conservazione ambientale e di trasferimento della “sapienza di professionalità” la quale non coinvolge il solo aspetto conservativo del “mestiere”, comunque da salvaguardare, ma rappresenta anche veicolo verso l’innovazione per le generazioni future. E’ con questi intenti che l’Accademia, congiuntamente ad ANCI Toscana, ha costituito in questi giorni, un Gruppo di lavoro sulla “Valorizzazione delle produzione dei boschi di castagno” che , per la loro estensione, rappresentano oggetto determinante nella gestione del territorio del nostro Paese.