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Il bosco in Toscana: situazione e opportunità - Sandro Pieroni, Regione Toscana - ANCI Toscana

Il bosco in Toscana: situazione e opportunità - Sandro Pieroni, Regione Toscana

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Foreste e Boschi

#sottobosco #ambiente #risorse #filieralegno #gestione

Parlare di bosco in Toscana vuol dire parlare del 50% del territorio regionale per una superficie complessiva di più di 1,2 milioni di ettari e vuol dire, essenzialmente, parlare di montagna che ospita circa il 70% di questa superficie.

In montagna, il bosco fa parte della cultura dei luoghi. In montagna, da sempre, l’uomo si è preso cura del bosco ricavandone fonte di sostentamento e contribuendo negli anni alla costruzione del paesaggio.

Di questa importante risorsa noi oggi utilizziamo solo una piccola parte della ripresa vegetativa annua, ovvero di quanto il bosco produce in un anno.

Il risultato è che il bosco cresce in Toscana al ritmo di più di 7 ettari al giorno.

In gran parte cresce a scapito dell’abbandono delle aree agricole della montagna che stanno subendo una corrispondente, progressiva riduzione della Superficie Agricola Utile. Da ciò si ricava che l’aumento del bosco è dovuto sostanzialmente all’abbandono e non ad un incremento della sua coltivazione.

Si tratta quindi spesso di bosco non curato, in abbandono, un sistema vulnerabile a dissesti idrogeologici ed incendi boschivi che si stanno presentando, negli ultimi anni, via via con sempre maggiore violenza. 

E’ necessario sviluppare nuovi modelli di governance a partire da approccio culturale nuovo, dando più spazio ai processi partecipati con le comunità locali. 

Occorre che sia fatta una chiara distinzione tra la visione conservazionistica di quello che ancora resta degli ambienti naturali, con quella di tutela e valorizzazione del paesaggio per il quale è invece indispensabile il mantenimento di una attività sostenibile.

Il rinnovato interesse verso le aree interne e la montagna, che a tutti gli effetti costituiscono un importante volano di sviluppo, non può ignorare la costante presenza, in queste aree, della risorsa bosco al quale dobbiamo riconoscere anche e soprattutto una opportunità di tipo economico per chi vuole vivere, o vuole tornare a vivere la montagna.

Spesso al bosco vengono chieste più cose contemporaneamente, per cui ogni scelta di utilizzo economico deve tenere in considerazione diversi aspetti come ad esempio il ruolo del turismo che è uno degli aspetti sempre più importanti nella dimensione economica complessiva delle comunità locali della montagna.

In questo senso occorre però trovare il giusto equilibrio tra conservazione e utilizzo economico;  il non fare non può essere sempre la risposta che giustifichi la conservazione a tutti i costi; la conservazione può diventare abbandono e l’abbandono genera solo desertificazione ambientale e sociale che in montagna non ci possiamo assolutamente permettere.

E’ necessaria senz’altro più formazione professionale e tecnica di chi lavora in bosco, poiché dobbiamo essere pronti ed in grado di utilizzare le nuove tecniche e poi perché l’impresa forestale, in una visione più ampia, non può più limitarsi solo al prelievo, ma deve curare la gestione forestale in un senso più ampio.

Serve sviluppare e migliorare l’accesso alla risorsa, non solo la viabilità forestale, ma anche introdurre nuove tecnologie per far sì che utilizzare il bosco sia economicamente sostenibile.

Serve più pianificazione e programmazione 

Servono più produzioni di qualità, certificate, per l’utilizzo di legname da lavoro a più alto valore, impiegando le nuove tecnologie, utilizzando processi innovativi che la ricerca ci mette a disposizione.

Serve più associazionismo per superare il problema della polverizzazione delle proprietà anche con forme innovative di governance (esempio della Foresta Modello, l’ottima esperienza del Forest Sharing, o l’approccio di filiera come per i PIF forestali).

Serve attivare il “Programma straordinario di manutenzione del territorio forestale e montano” indicato come una delle priorità dal decreto semplificazioni (D.L.76/2020 art.63) anche utilizzando i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per avviare un grande “cantiere verde” per la gestione sicura del territorio e del paesaggio naturale e per far sì che si crei davvero quell’economia circolare che può essere motore dello sviluppo per le aree interne. 

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