Se pensiamo all’ambiente e alla gestione forestale merita sottolineare come questa abbia subito un epocale cambiamento negli anni ’70 - ’80 quando si è passati da una gestione prevalentemente orientata alla produzione ad un approccio teso a valorizzare il bosco per le sue funzioni naturalistiche, turistico ricreative, di servizio di regimazione dei deflussi, di difesa rispetto ai cambiamenti climatici tanto per citarne alcuni.
In questo contesto, una gestione volta a promuovere e sviluppare la produzione di beni non di mercato richiede un intervento del settore pubblico in quanto la remunerazione di queste funzioni non può provenire dal mercato. Anche alla luce di quanto emerge dalla lettura del recente testo unico forestale, la gestione forestale sostenibile ha come suo indispensabile presupposto la necessità di pensare a una ottimizzazione dell’allocazione delle risorse sul territorio e questo potrebbe costituire un primo punto di attenzione nell'ambito dell'ambiente e della sua gestione.
I cambiamenti economici, sociali e culturali, che hanno caratterizzato gli ultimi decenni, vanno attentamente considerati per gli effetti che possono avere sul governo del territorio e delle sue risorse. Recenti ricerche hanno permesso di osservare che nei territori dove assistiamo ad un forte decremento della presenza dei giovani al di sotto dei 35 anni sono gli stessi in cui si registra una variazione positiva della presenza di popolazione straniera. Questi territori sono nella stragrande maggioranza dei casi territori montani coincidenti con le aree marginali con pochi servizi e dove l’abbandono sia agricolo sia forestale è molto forte.
Un ulteriore punto di attenzione potrebbe essere quello legato ai prodotti del sottobosco. In questo caso, la produzione e l’attività di raccolta di questi prodotti rappresentano una vera ricchezza sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale. Questo in quanto alcuni di questi prodotti, penso ad esempio al tartufo, necessitano di un recupero dei boschi e delle sistemazioni idrauliche in quanto il loro abbandono determina anche la scomparsa del prodotto. Purtroppo, però, le informazioni di tipo quantitativo che abbiamo sull’attività e sulle produzioni sono molto scarse e di conseguenza questo compromette o rende difficile agire per valorizzare queste attività e sviluppare le filiere ad essere legate.
È importante ricordare che il valore economico totale dei boschi della Toscana, cioè il valore che tiene conto di tutte le funzioni oltre quelle produttive che il bosco può dare, è pari a 33 volte il valore degli interventi pubblici di carattere forestale, e a 142 volte se consideriamo le sole aree protette regionali. La consapevolezza del valore di servizi e beni senza mercato prodotti dai boschi e la loro georeferenziazione potrebbe contribuire a ottimizzare l'allocazione delle risorse sul territorio. Un lavoro di ricerca recentemente concluso con l’accademia dei Georgofili ha messo in evidenza come sia possibile un migliore impiego delle maestranze forestali se si acquisisce una maggiore consapevolezza della vocazione del territorio e delle attività che ogni ente delegato porta avanti.
Quali possibili conclusioni; l’utilità di offrire strumenti di supporti alle decisioni per il decisore pubblico, al fine di migliorare l’efficienza socioeconomica degli interventi pubblici. La strada è sicuramente quella di pensare a una gestione forestale attiva che è l'unica che garantisce che il bosco continui a erogare le sue molteplici funzioni anche in relazione alle diverse esigenze della società.