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Anci Toscana ha sottoscritto un importante accordo con Regione Toscana per offrire supporto agli enti locali coinvolti, e allo stesso tempo per promuovere il confronto e la condivisione di esperienze e buone pratiche. Tre nuove aree si aggiungono alle ‘aree pilota’ già attivate nel 2014-2020 e, grazie all’accordo con Anci, saranno supportate nella definizione di strategie per beneficiare delle risorse previste nella programmazione 2021-27 della politica di coesione e dei Fondi europei. La sperimentazione avviate con le aree pilota (“Casentino e Valtiberina”; “Garfagnana - Lunigiana - Mediavalle del Serchio - Appennino Pistoiese” e “Valdarno - Valdisieve - Mugello - Val Bisenzio”) sta dando buoni risultati e per questo è stata estesa a nuove coalizioni locali nella Toscana centro-meridionale.

 

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03 Ott

Orari dei negozi, Anci: regole flessibili, decidano i sindaci

Le richieste dei Comuni nell'audizione in Commissione Commercio della Camera

Sugli orari di apertura degli esercizi commerciali, il “principio fondamentale deve tornare ad essere quello della regolamentazione", rimessa ai Comuni, “ma con limiti certi e ragionevoli e parametri di riferimento chiari, a determinarne le eccezioni”. Lo ha evidenziato Carla Palo‎ne, assessore al Commercio del Comune di Bari, che ha rappresentato l’Anci durante un’audizione informale svoltasi oggi davanti la X Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei deputati su alcune proposte di legge relative agli orari di apertura degli esercizi commerciali.
Palone ha in particolare segnalato la “necessità di prevedere la possibilità per i sindaci di limitare l'apertura serale/notturna degli esercizi di vendita del settore alimentare o misto nelle zone del territorio comunale interessate da fenomeni di aggregazione, che pregiudicano il diritto dei residenti alla sicurezza o al riposo”. Secondo i Comuni tra i limiti della liberalizzazione – come si legge nel documento cosnegnato ai commissari (qui) rientrano “il numero minimo (da tenere comunque tendenzialmente alto) delle domeniche e delle festività, e parametri quali la tipologia di attività, i prodotti oggetto di vendita prevalente, la vocazione territoriale, la caratteristica dei servizi minimi garantiti”.
L’assessore barese nel suo intervento ha evidenziato come “la liberalizzazione degli orari abbia implicato una serie di modificazioni nelle abitudini quotidiane, nell’organizzazione del lavoro, dei trasporti, fermo restando il principio generale secondo il quale le attività commerciali sono svolte senza dover rispettare orari di apertura e chiusura”. Da qui la richiesta dell’Associazione del ritorno ad una regolamentazione flessibile e gestita dai Comuni, da declinare eventualmente in appositi tavoli interistituzionali tra Regioni ed enti locali. Sullo sfondo rimane il tema di una turnazione sulle aperture domenicali. In questo senso l’assessore barese, rispondendo ad una domanda dei commissari, ha definito tale “ipotesi una soluzione perché ci permette di salvaguardare dei posti di lavoro di persone che sono stabilmente impiegate nel lavoro domenicale”.

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