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Anci Toscana ha sottoscritto un importante accordo con Regione Toscana per offrire supporto agli enti locali coinvolti, e allo stesso tempo per promuovere il confronto e la condivisione di esperienze e buone pratiche. Tre nuove aree si aggiungono alle ‘aree pilota’ già attivate nel 2014-2020 e, grazie all’accordo con Anci, saranno supportate nella definizione di strategie per beneficiare delle risorse previste nella programmazione 2021-27 della politica di coesione e dei Fondi europei. La sperimentazione avviate con le aree pilota (“Casentino e Valtiberina”; “Garfagnana - Lunigiana - Mediavalle del Serchio - Appennino Pistoiese” e “Valdarno - Valdisieve - Mugello - Val Bisenzio”) sta dando buoni risultati e per questo è stata estesa a nuove coalizioni locali nella Toscana centro-meridionale.

 

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22 Giu

Forum gestioni associate: "Necessarie soluzioni entro breve tempo"

Confronto con il governo a Roma. La proposta Anci per la centralità dei sindaci

“Passare dalla logica dell’aggregazione secondo il criterio demografico a quella per bacini omogenei, lasciando ai sindaci sul territorio la scelta delle funzioni da mettere insieme che dovranno, almeno in partenza, essere solo tre”. Il tutto “estendendo la logica dell’associazionismo a tutti i Comuni italiani, non soltanto a quelli con meno di 5 mila abitanti”, ed arrivando ad una soluzione condivisa entro la prossima legge di stabilità”. Lo ha sottolineato Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, vice presidente Anci e delegato Politiche istituzionali e Riforme, illustrando il cuore della proposta Anci di autoriforma territoriale, in apertura del Forum sulle gestioni associate organizzato dall’Associazione presso la sua sede nazionale a Roma.
Un Forum molto partecipato, dove la Toscana era rappresentata dal responsabile del settore Assetti istituzionali Nicola Landucci, assessore del comune di Monteverdi Marittimo, dal sindaco di Scarperia Federico Ignesti e da quello di Semproniano Miranda Brugi, oltre ad alcuni tecnici.
Matteo Ricci, dopo aver ricordato come la riforma che obbliga i piccoli Comuni a mettere insieme almeno nove funzioni “rischia di aggravare i problemi invece di risolverli”, ha evidenziato come il “tema dell’aggregazione comunale non riguarda solo i piccoli centri”. E questo “soprattutto nel momento in cui si affronta una riforma che andrà a svuotare il potere delle province che potrebbero persino scomparire dalla Carta Costituzionale”. Per il vice presidente Anci, allo “svuotamento dei livelli di intermedi di governance territoriale non potrà che corrispondere il rafforzamento del ruolo dei Comuni, a meno che non si voglia attribuire alle Regioni poteri gestionali cosa – ha precisato - del tutto contraria alla logica della sussidiarietà secondo cui i servizi devono essere gestiti dagli enti più vicini ai cittadini, appunto i Comuni”.
Ma come dovranno essere individuati nei territori i bacini omogenei chiamati ad associare le funzioni fondamentali? Il vice presidente Anci ha spiegato che saranno i sindaci “chiamati a collaborare all’interno delle nuove aree vaste che prenderanno il posto delle province a definire questi nuovi assetti sulla base di dati morfologici, geografici o socio economici”. I bacini “dovranno aggregare almeno tre funzioni, per non ingessare subito la loro funzionalità e partendo dalle funzioni di scuola e trasporti estendersi ad altre funzioni”, ha spiegato il sindaco di Pesaro.
In ogni caso Anci auspica una soluzione a breve, di certo entro la prossima legge di stabilità. “Un quadro condiviso di regole è assolutamente necessario anche perché – ha sottolineato ancora il vice presidente – sul terreno assistiamo ad un panorama regionale alquanto frammentato, con Regioni che hanno legiferato in modo diverso ed altre che non lo hanno fatto”. Serve insomma “una regia nazionale”, così come sono “ben attesi tutti gli incentivi economici, nazionali o regionali che possano accompagnare questo percorso. Ma se saltiamo l’appuntamento della prossima legge di stabilità rischiamo di ripiombare nuovamente nella logica delle proroghe che – ha concluso Ricci – non favorirà l’esigenza di innovare la governance che Anci condivide partendo però dal ruolo dei Comuni”.
Dal canto suo Massimo Castelli, sindaco di Cerignale e Coordinatore Anci Piccoli Comuni, nel suo intervento al Forum ha detto che “la intercomunalità può essere una grande opportunità per arrivare ad una gestione migliore dei servizi ai cittadini ma va accompagnata da una serie di interventi mirati e, soprattutto, di politiche dedicate ai piccoli comuni: rappresentiamo il 52% del territorio nazionale ed offriamo servizi usando solo l’1% della spesa nazionale”. Secondo Castelli “come sindaci dobbiamo porci il problema di offrire servizi sempre più efficienti, ed in alcuni settori la gestione associata tra Comuni limitrofi è l’unica strada praticabile”. Ma perché questa strada diventi percorribile, bisogna che ci siano tutta una serie di misure di accompagnamento. Nello specifico Castelli ha puntato il dito contro le misure sul turnover del personale che bloccano in modo significativo le assunzioni da parte delle amministrazioni comunali. “Non possiamo mettere sullo stesso piano i grandi Comuni come Roma con i piccoli comuni, dove con una struttura amministrativa ridotta all’osso non si può impedire l’immissione di nuovo personale in nome della logica dei tagli”, ha detto il coordinatore Anci. Infine, Castelli ha sottolineato l’assoluta urgenza di arrivare ad una revisione condivisa delle regole sulle gestioni associate: “A prescindere dall’esito del referendum costituzionale di ottobre, la ridefinizione degli assetti è assolutamente indispensabile”, ha ribadito.
Molto atteso poi l’intervento del ministro per gli Affari Regionali Enrico Costa. "Il governo non intende calare dall'alto nessuna riforma” ha detto, poiché ritiene “fondamentale analizzare l’essenza dei piccoli Comuni al di là del dato contabile. Intorno al piccolo ente cresce una vivacità che se venisse meno verrebbe meno la rete istituzionale nei territori”. “E’ sbagliato mettere insieme meccanicamente le esperienze” per cui occorre ci sia “diifferenza tra obbligo, spontaneità e gradualità nei percorsi su fusione che non possono essere perseguiti senza conoscere le diverse dinamiche”. Per Costa i piccoli Comuni devono essere messi nelle condizioni “di fare scelte coerenti con lo sviluppo dei territori” quindi no a raggruppamenti “fatti ritagliando ambiti sulla cartina geografica: è fondamentale che questi ‘matrimoni’ nascano con radici socio-economiche solide”.
Il ministro per gli Affari regionali ha poi ribadito come l’obiettivo deve essere quello di “avere un cuore comune, la collaborazione deve essere sostanziale per Unioni non di facciata. Abbiamo un confronto con Anci sulla base del principio della spontaneità, dunque non devono esserci scelte calate dall'alto. Per quanto riguarda i tempi – ha aggiunto - devono essere compatibili con questo lavoro di sistema che stiamo facendo". Infine il ministro Costa ha voluto porgere “un saluto affettuoso a Piero Fassino con cui c'è stato sempre un confronto serio, con una forte condivisione di posizioni che ci ha visto individuare un metodo condiviso".

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