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Anci Toscana ha sottoscritto un importante accordo con Regione Toscana per offrire supporto agli enti locali coinvolti, e allo stesso tempo per promuovere il confronto e la condivisione di esperienze e buone pratiche. Tre nuove aree si aggiungono alle ‘aree pilota’ già attivate nel 2014-2020 e, grazie all’accordo con Anci, saranno supportate nella definizione di strategie per beneficiare delle risorse previste nella programmazione 2021-27 della politica di coesione e dei Fondi europei. La sperimentazione avviate con le aree pilota (“Casentino e Valtiberina”; “Garfagnana - Lunigiana - Mediavalle del Serchio - Appennino Pistoiese” e “Valdarno - Valdisieve - Mugello - Val Bisenzio”) sta dando buoni risultati e per questo è stata estesa a nuove coalizioni locali nella Toscana centro-meridionale.

 

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12 Gen

Finanza locale, Anci in audizione alla Camera

Le richieste dei Comuni nel documento alla Commissione per il federalismo fiscale

“Il sistema dei costi e dei fabbisogni standard è stato concepito in un quadro normativo e finanziario completamente diverso dall’attuale. In questi anni Anci ed Ifel hanno fatto uno sforzo straordinario per adattarlo ad uno scenario profondamente modificato. I principi giusti dei costi e dei fabbisogni standard vanno certamente mantenuti, ma garantendo un quadro di finanza locale totalmente diverso, che sia finalmente stabile, più organico e non debba misurarsi con i continui tagli delle risorse che rischiano di far saltare il sistema”. Lo ha detto il sindaco di Ascoli Piceno e delegato Anci alla Finanza locale, Guido Castelli, durante l'audizione dell'Anci davanti alla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, dove l'associazione è stata sentita stamani sull’attuale distribuzione delle risorse nella fiscalità locale, gli effetti sul sistema perequativo e le prospettive di modifica. Insieme a lui, a rappresentare i Comuni era presente Andrea Ferri, responsabile della finanza locale Anci-Ifel. (qui il documento consegnato ai commissari).
Castelli ha ricordato come l’intuizione fondamentale alla base del sistema perequativo rimanga ancora attuale: “Tutto riposava sul principio che era bene perequare le risorse tra Comuni, in modo che coloro che hanno minore capacità fiscale fossero in qualche modo sostenuti nell’obbligo di erogare comunque servizi fondamentali e calibrati”, ha detto il delegato Anci.
Ma questa intuizione si “è dovuta misurare con alcuni fattori che hanno prodotto una distorsione gravissima. La prima - ha spiegato il sindaco di Ascoli - che la perequazione vede lo Stato totalmente ‘in uscita’, ovvero le differenziazioni tra Comuni non vengono più riequilibrate con intervento statale ma sono solo i Comuni che si premurano di raggiungere questo obiettivo, attraverso il gettito della propria IMU”.
Inoltre, ad inficiare lo scenario di partenza, vi è il “problema che i Comuni non si vedano più riconosciute capacità di sforzo fiscale a causa del blocco delle aliquote in vigore dal 2016”. Una situazione che per Castelli ha “evidentemente ha irrigidito il quadro complessivo finendo per compromettere fortemente il principio di autonomia che va invece salvaguardato proprio a fronte della perequazione delle risorse di base”.
Infine, il delegato Anci ha evidenziato “l’elemento non secondario della progressiva riduzione di risorse intervenuta tra il 2011 e il 2015. Mentre la perequazione veniva concepita ed avviata il comparto comunale - ha ribadito - si è visto imporre tagli di risorse per circa 9 miliardi di euro, applicati a partire dal 2011 sulla base di criteri diversi”.
A tutto questo si aggiunge la preoccupazione di Anci per una serie di questioni aperte relative alla mitigazione delle penalizzazione eccessive dovute alla perequazione. “Nel 2016 è stato previsto un correttivo statistico volto a mitigare l’effetto della perequazione per i Comuni che risultavano più fortemente penalizzati dal nuovo sistema”, ha spiegato Ferri ai commissari. Per questo motivo “desta preoccupazione la previsione della legge di Bilancio 2017 di abbandonare la possibilità di affiancare lo schema perequativo con correttivi calibrati sugli effetti osservati di fatto sulle diverse fasce di Comuni e non predefiniti a priori”. Correttivi che – ha concluso Ferri – “in realtà costituiscono degli ‘ammortizzatori’ che ne rendono concretamente praticabile l’applicazione”.

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