"Finalmente i sindaci non devono più combattere la battaglia per la sicurezza delle città con le armi spuntate. Con i nuovi e più incisivi poteri riconosciuti, su nostra sollecitazione, dal decreto legge potremo dare ai cittadini le risposte che si aspettano da noi pianificando la strategia. E anche contribuendo a reprimere i reati che particolarmente incidono sul diritto a sentirsi sicuri". E' il commento del presidente dell'Anci, Antonio Decaro, al decreto legge sulla sicurezza urbana che ridisegna i contorni dell'azione degli amministratori locali. "Siamo noi sindaci il primo presidio al quale i cittadini si rivolgono in cerca di risposte. E non intendiamo tirarci indietro, ma per essere efficaci abbiamo bisogno di strumenti efficaci. Questo decreto finalmente ce li fornisce".
I punti fondamentali del decreto che erano stati sollecitati dalla comunità dei sindaci sono: la previsione di patti per l'attuazione della sicurezza urbana, sottoscritti da sindaci e prefetti, che individuino gli interventi in materia di prevenzione della criminalità diffusa e predatoria e della promozione del rispetto della legalità e del decoro; l'introduzione di un modello condiviso, tra Comune e prefettura, con una funzione di co-coordinamento del sindaco, nel governo della materia; il rafforzamento del potere di ordinanza sindacale, non limitata più soltanto alle circostanze "contingibili e urgenti" ma anche per garantire la tutela del decoro e della quiete, come le ordinanze contro la prostituzione in strada o contro la somministrazione di alcolici in specifiche aree. "I sindaci - conclude Decaro - da oggi hanno un'arma in più per garantire la sicurezza dei cittadini: la legge".
“Dalle prime notizie che apprendiamo sul decreto Immigrazione licenziato oggi dal Consiglio dei Ministri - aggounge Matteo Biffoni, presidentre Anci Toscana, sindaco di Prato e delegato nazionale Anci all'immigrazione - ci sembra che si vada nella direzione giusta. Sono previste una serie di misure sulle quali come ANCI avevamo insistito negli scorsi mesi, e che adesso guadagnano concretezza. Di questo non possiamo che essere soddisfatti, ferma restando la necessità di analizzare la norma nel dettaglio nelle prossime ore”.
Il consiglio dei ministri oggi ha varato due provvedimenti su sicurezza e immigrazione. «Il decreto sulla sicurezza urbana approvato oggi prevede un rafforzamento dei poteri di ordinanza dei sindaci, che avranno un potere autonomo, e la possibilità di stipulare nuovi patti tra il ministero e il territorio» spiega il ministro dell’Interno Minniti. «Sul modello del daspo applicato nelle manifestazioni sportive, in caso di reiterate violazioni delle regole in un certo territorio, le autorità potranno proporre per i responsabili il divieto di frequentare determinate aree o zone» ha aggiunto. «Un esempio? Se una persona già condannata per spaccio - ha spiegato Minniti - continua a frequentare una determinata piazza o un certo locale, gli potrà essere impedito di continuare a farlo» con un provvedimento ad hoc. Infine, "In caso di violazioni del decoro urbano, il giudice potrà comminare pene alternative: chi sporca, ad esempio, potrà essere “condannato” a ripulire» ha aggiunto il ministro dell’Interno.
Il governo, ha anche varato nuove norme per regolamentare la presenza dei migranti in Italia. Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri prevede, tra l'altro, la nascita di nuove strutture, i Centri permanenti per i rimpatri, che ospiteranno quanti dovranno essere rimandati nei loro paesi di origine perchè non hanno diritto all'asilo. Il provvedimento prevede anche la possibilità si svolgere lavori socialmente utili per quanti sono in attesa di vedere riconosciuta la richiesta di asilo. "Stiamo lavorando per interventi di cooperazione perchè lo sviluppo in Africa è fondamentale. Vogliamo intervenire sui flussi che si svolgono in gran parte fuori dai confini nazionali" ha spiegato Minniti ricordando gli accordi già stipulati con Tunisia, Niger e Libia "luogo di transito del 90% dei flussi". Prevista nel decreto anche la possibilità da parte dei Comuni di "procedere all'utilizzazione volontaria e gratuita per lavori pubblica utilità per colmare il vuoto di attesa del richiedente e di rendere un servizio alla collettività". Infine, i rimpatri: "Non c'è politica di accoglienza vera se non c'è una politica di rimpatri perché chi non ha avuto risposta positiva alla propria domanda deve essere rimpatriato nel paese di provenienza" ha spiegato Minniti, aggiungendo che i Centri di permanenza per i rimpatri saranno "di piccole dimensioni, 1.600 persone su tutto il territorio nazionale, uno per ogni regione, fuori dai centri urbani e vicini a infrastrutture di trasporti. Saranno molto diversi dai Cie dove c'erano violzioni dei dititti conclamati. Per questo nei Centri ci sarà il potere di inchiesta da parte del Garante dei diritti delle persone private delle libertà personali".
